INAUDITA Rassegna di teatro | 4a edizione

INAUDITA

Rassegna di teatro | 4a edizione

“Il Teatro è un modo di amare le cose, il mondo, il nostro prossimo…

Attraverso il teatro io penso tutto il resto. Ho creduto e ho vissuto per il momento fragile, insostituibile, della comunicazione teatrale”

PAOLO GRASSI

“Alla fin fine che cos’è il teatro se non uno spazio unificato che contamina attori e spettatori per sperimentare in un tempo compresso ed extraquotidiano la vita?

Non immagine ma esperienza, non rappresentazione ma evento… È teatro quando si crea un rapporto dal vivo con una comunità sul piano della bellezza.”

LEO DE BERARDINIS

La Rassegna di Teatro INAUDITA, giunta alla sua quarta edizione cambia pelle e si apre al territorio, con un appuntamento legato alla danza e alla musica che farà da anteprima in uno spazio altro come la bellissima Chiesa S. Maria Veterana di Triggiano, e uno spettacolo in chiusura dedicato alle famiglie e ai bambini per abbracciare l’intera comunità.

Inaudita, nella sua nuova veste, vuole rivolgersi a tutti, con una varietà di linguaggi, stili e generi, dalla danza al teatro di narrazione, dalla drammaturgia contemporanea al classico e al varietà…

Direzione artistica

ELISABETTA ALOIA

Coordinamento

ANTONELLA NITTI

Responsabile tecnico

GIANNI COLAPINTO

SPETTACOLI IN RASSEGNA

– ANTEPRIMA 25 ottobre ore 20.00 – Chiesa S. Maria Veterana, Triggiano

LUDUS

ARTI SINESPAZIO 3.0

Idea e regia – Giuseppe Pascucci, Carmen De Sandi

Coreografia e interpretazione – Carmen De Sandi

Musiche originali live – Giuseppe Pascucci

Produzione – Ass. Arti Sinespazio 3.0 ETS

LUDUS è una performance estemporanea di danza e musica dal vivo che pone il focus sull’interazione tra espressioni estetiche individuali attraverso il gioco dell’improvvisazione, ricavando strutture narranti che ridefiniscono il ruolo dello spazio, dei luoghi, dei corpi, degli elementi scenici. Il progetto artistico nasce della collaborazione tra la coreografa e danzatrice Carmen De Sandi e il chitarrista e compositore Giuseppe Pascucci, esponente della musica a contemporanea. L’arte coreutica incontra l’universo della musica contemporanea attraverso l’atto dell’improvvisazione, instaurando un profondo legame con l’architettura, la storia e la tradizione del luogo ed il paesaggio interiore che esso suscita. La struttura modulabile e il carattere estemporaneo della performance consente di creare un “ludus” specifico per ogni luogo ospitante. LUDUS, quindi diventa la forma sulla quale incidere il nome dell’azione eseguita in un preciso momento e spazio.

– Venerdì 7 novembre ore 20.00 – Casa della Cultura Rocco Dicillo, Triggiano

IL FUOCO

TEATRO DELLE BAMBOLE

 di Gabriele D’Annunzio
Adattamento per il teatro di Andrea Cramarossa
Con: Rossella Giugliano e Federico Gobbi
Disegno luci: Roberto De Bellis

Costumi: Elob Mabby Colucci

Montaggio video: Vincenzo Ardito

Riprese Video: Zerottanta Produzioni
Organizzazione: Maria Panza
Regia di Andrea Cramarossa
Casa Madre: Teatro delle Bambole, col sostegno del Comune di Bitonto, Assessorato alla Cultura, in residenza presso il “Teatro Traetta” di Bitonto
Progetto di ricerca: “Dalla Letteratura al Teatro – Epilogo”

Il romanzo è ispirato al tempestoso legame sentimentale e artistico che si stabilì tra il poeta e l’attrice Eleonora Duse. Il personaggio principale è Stelio Effrena, poeta giovane e geniale. L’azione si svolge a Venezia, nell’autunno del 1882. Stelio è accompagnato da un’attrice celebre: la Foscarina, che nel primo libro viene chiamata Perdita. L’autore, il titolo, la storia e le indiscrezioni che hanno preceduto la pubblicazione, tutto concorre a far pensare che le pagine del romanzo raccontino proprio l’amore di cui tutti all’epoca parlavano. L’amore tra l’uomo e la donna allora più famosi. Con questo adattamento originale Andrea Cramarossa approda all’epilogo del progetto di ricerca “Dalla Letteratura al Teatro” dopo aver messo in scena “La mite” di Fëdor Dostoevskij, “Cenere” di Grazia Deledda e “La stanza di Jacob” di Virginia Woolf.

– Venerdì 13 novembre ore 20.00 – Casa della Cultura Rocco Dicillo, Triggiano

SCHERZI

COMPAGNIA TE.TI. – TEATRO DEI TITANI

 di Anton Cechov (“Tragico controvoglia”, “Domanda di matrimonio” e “L’Orso”)

Regia e adattamento Francesco Lamacchia

Con Antonio Carella, Altea Chionna, Alessandro Epifani, Francesco Lamacchia

Disegno luci Gianni Colapinto

Costumi Risvolti associazione culturale

Scenografia Michele Tataranni

Suono Siux Lab

Produzione Te.Ti. – Teatro dei Titani

“Scherzi” di Anton Cechov è uno spettacolo teatrale che riunisce in un singolo evento tre famosi atti unici del celeberrimo autore russo: “Tragico controvoglia”, “Domanda di matrimonio” e “L’Orso”, per l’appunto scherzi secondo la definizione di genere teatrale stabilita dallo stesso autore, sono formidabili macchine comiche, costruite attorno al carattere apparentemente monolitico dei personaggi poi portato alla deflagrazione e al rovesciamento attraverso il conflitto. In “Domanda di matrimonio” assistiamo alla proposta di nozze di un nevrotico giovanotto verso una donna dai modi spicci, degenerata in un acceso diverbio per futili motivi tanto assurdo quanto divertente. Anche “L’Orso” vede, con un magistrale contrappunto da parte dell’autore, il mutarsi del furibondo litigio tra un rude militare e una stizzosa vedovella in una sorprendente proposta di matrimonio. E in “Tragico controvoglia” assistiamo allo sfogo di un negletto funzionario oppresso da una serie assurda di commissioni, incombenze familiari ed impicci vari che lo portano ad una comica esasperazione. E tuttavia, in questo turbinio di situazioni perfette per scatenare il riso, Cechov ci lascia lo spazio per indagare su quel non detto, su quel sottobosco emotivo che largo spazio avranno nelle opere maggiori e che qui rivelano la profonda, ricca e affascinante ambivalenza dello scherzo. Scopriremo l’interesse volgare dietro a una proposta di nozze, la ricerca disperata di amore, l’ossessività delle autoillusioni affettive e la cecità dei pregiudizi, la dabbenaggine abusata. La nostra messinscena non tradisce affatto la vocazione comica, divertente di questi straordinari testi ed anzi la esalta, le consegna la sua meritata primazia ma si ritaglia il giusto spazio per raccontarne l’alterità, la quasi struggente doppiezza, con momenti di inaspettato lirismo, o di realismo trasceso nella magia. Ridiamo con lo scherzo, ma non dello scherzo.

– Venerdì 20 novembre ore 20.00 – Casa della Cultura Rocco Dicillo, Triggiano

LA TECNICA DELLA MUMMIA

da DIFENSORE D’UFFICIO di John Mortimer  

traduzione di Luigi Lunari

adattamento Marcello Spinetta, Christian di Filippo

diretto e interpretato da Marcello Spinetta, Christian di Filippo

assistenti alla regia Marta Cortellazzo Wiel e Celeste Tartaglia

luci Adriano Antonucci

costumi Marcello Spinetta

produzione AMAranta Indoors

produzione esecutiva A.M.A. Factory

Spettacolo vincitore del Premio nazionale Scintille 2023 dedicato alle nuove creatività della scena italiana

TRAMA
In una cella, a poche ore dal processo che lo condannerà definitivamente, è detenuto Fowle, un uomo reo di aver assassinato la sua giovane compagna, a cui viene assegnato dall’autorità giudiziaria – per legge – un difensore d’ufficio, il signor Morgenhall. Quest’ultimo è un avvocato di scarso successo, che, pur essendosi dedicato con impegno agli studi delle materie giudiziarie, non si è mai visto assegnare una causa. Morgenhall un giorno riesce però ad ottenere, grazie ad una serie di circostanze favorevoli, questo caso di femminicidio.
La difesa di Fowle sarà dunque un’occasione per riuscire a dare una svolta (e un senso) al suo lavoro che, come lui stesso ammette, ha sempre amato e onorato anche nei momenti più bui.

Difendere questo imputato però presenta non pochi ostacoli e difficoltà. Primo fra tutti: Fowle è pienamente convinto dell’omicidio che ha commesso; secondo: Il detenuto pare non abbia nessuna intenzione di farsi scagionare, volendo espiare tutta la sua colpa all’interno della prigione dove il suo unico sollazzo consiste nel guardare fuori dalla finestra e immaginarsi una foresta. Attraverso un gioco di immaginazione i due iniziano ad inscenare il processo che avverrà di lì a poco, inventando personaggi, giudici, testimoni, accuse e controaccuse, ipotizzando una vittoria schiacciante della difesa.

Ma, proprio mentre sono immersi nel gioco immaginativo, vengono chiamati in aula per l’udienza. Il risultato sarà esattamente l’opposto di quello che avevano “recitato”. L’avvocato infatti, appena prima dell’arringa finale, si farà prendere dal panico, facendo scena muta in aula (la “t e c n i c a d e l l a M u m m i a”), condannando perciò definitivamente il detenuto all’ergastolo.
Morgenhall tenta perciò di suicidarsi, provando ad impiccarsi con la sua cravatta. Ma Fowle gli rivelerà invece, che il giudice lo ha scagionato, perché è risultato essere un avvocato troppo incapace per la corte, rendendo perciò il processo “invalido”.

NOTE DI REGIA

Quella del detenuto Hebert Fowle e del suo avvocato d’ufficio Wilfred Morgenhall, è una storia fatta di dialoghi surreali, divertenti, e allo stesso tempo amari.

È la vicenda di due uomini soli, a loro modo falliti: Morgenhall fallisce nella sua professione, non riuscendo mai ad ottenere (e quindi a vincere) una causa, Fowle invece lo fa nelle relazioni, arrivando ad uccidere la giovane moglie perché disturba la quiete dei suoi giorni, vessandolo.

LA TECNICA DELLA MUMMIA è una storia di rigenerazione sociale, che avviene grazie a uno degli strumenti più potenti in possesso dell’essere umano: l’immaginazione.

Questi due uomini, rifiuti della società, iniziano a salvarsi proprio nel momento in cui attuano il gioco della messa in scena di un finto processo.

Questo gioco che da sempre permea la natura dell’uomo, li farà tornare per alcuni istanti bambini, mettendoli a distanza da qualsiasi preoccupazione del reale, avvicinandoli l’uno all’altro. Le barriere socio-culturali si annientano e i loro due mondi, apparentemente troppo distanti, si toccano, generando una storia fatta di empatia e comprensione.

Il binomio FALLIMENTO-IMMAGINAZIONE è alla base, perché è solo attraverso un fallimento (in questo caso della realtà) che può avvenire il gioco dell’immaginazione. L’esito del processo reale, passa quasi in secondo piano, diventando pretesto, perché la redenzione umana, va oltre le vittorie o le sconfitte, i successi o gli insuccessi, il bene o il male. La vittoria è già avvenuta nel momento esatto in cui due persone, così inizialmente sole e perdute, decidono di affidarsi l’uno all’altro, incontrandosi.

– Venerdì 4 dicembre ore 20.00 – Casa della Cultura Rocco Dicillo, Triggiano

ALLA MODA DEL VARIETÀ

UNO&Trio

Antonella Carone, Tony Marzolla, Loris Leoci

di e con Antonella Carone Tony Marzolla Loris Leoci

arrangiamenti musicali Loris Leoci

vocal coach Isabella Minafra

costumi Rosa Lorusso

supervisione artistica e luci Marinella Anaclerio

Come dimenticare la verve di Petrolini, lo swing fresco del Trio Lescano, i tic di Walter Chiari o le macchiette di Nino Taranto? Tre attori conducono un viaggio nel secolo scorso, nell’universo luccicante e spensierato del Varietà, dagli esordi che strizzavano l’occhio alla moda del Cafè Chantant fi no alle popolari trasmissioni televisive. Tra una mossa della Sciantosa e una rima del Gagà, questo “carosello” del Varietà è anche un tributo all’Amore, lungo una gamma che va dalla delicatezza di vecchie canzoni suonate e cantate dal vivo all’irriverenza di sketch esilaranti. Gli attori diventano di volta in volta abili trasformisti, versatili musicisti, duettisti, ballerini e finedicitori in un “amarcord” eccentrico fatto di poesia e risate d’altri tempi.

– Venerdì 18 dicembre ore 20.00 – Casa della Cultura Rocco Dicillo, Triggiano

HOME RUN

COMPAGNIA SENZA PIUME

in collaborazione con Centro Diaghilev

di Damiano Francesco Nirchio

regia Anna De Giorgio, Damiano Francesco Nirchio

drammaturgia Damiano Francesco Nirchio

con Alessio Genchi, Vincenzo Zampa

elementi scenici Tea Primiterra

luci e direzione tecnica Tea Primiterra/ Carlo Quartararo

costumi Francesca Carannante

Compagnia Senza Piume in collaborazione con Centro Diaghilev

Testo finalista PREMIO InediTO – Colline di Torino

Premio AUTORI ITALIANI- Rivista SIPARIO

Spettacolo vincitore del Premio Speciale OFF-Roma FRINGE FESTIVAL 2022

Premio VISIONARI 2022

“Da poche settimane avevo letto e voltato l’ultima pagina di Furore di J. Steinbeck riscoprendo, dopo quasi tre decenni dalla mia prima lettura, un testo sconvolgente nel suo essere umanissimo, politico e più che mai necessario alla decodifica dei nostri tempi. Finché, davanti ad un caffè, un amico – che poi sarebbe diventato uno dei due interpreti protagonisti di questo studio – mi ha fatto dono di Uomini e Topi dello stesso autore. Questa insistenza dell’autore statunitense a bussare idealmente alla mia porta mi è sembrata meritevole di ogni onore possibile, fino ad accarezzare l’idea di fare di questa piccola fiaba nera il punto di partenza per un testo teatrale calato nella contemporaneità. Dopo sole due settimane di lavoro – una specie di record personale – era già nato il testo di Home Run, in una forma che poco si discosta da quella che è poi confluita nel lavoro della scena. Lontanissimo dall’essere un adattamento di Uomini e Topi, Home Run è una drammaturgia originale che rimette al centro della discussione il rapporto tra lavoro ed essere umano nel contesto sociale e culturale dell’Occidente capitalistico. Ma è anche una storia d’amicizia e d’amore che trova nella deflagrazione l’unico modo per non cedere alla rassegnazione. Una storia che continua a correre, speranzosa e disperata, per le nostre strade con uno zaino giallo sulle spalle. Un omaggio ad un’intera generazione.” Damiano Nirchio

– Domenica 20 dicembre ore 18:00 – Casa della Cultura Rocco Dicillo

EVELINA VIEN DAL MARE

ELISABETTA ALOIA

testo: Enrico Messina ed Elisabetta Aloia

regia e interpretazione: Elisabetta Aloia

costume e scena: Lisa Serio

luci: Gianni Colapinto

Spettacolo Semifinalista In-box Verde 2024/2025

Con il sostegno del TRAC-Teatri di Residenza Artistica Contemporanea

Progetto selezionato per Montagne Racconta 2022

Si ringraziano: Daria Paoletta, Francesco Niccolini, Claudio Milani, Gaetano Colella

La storia si svolge in un paese di mare della Puglia. Evelina, la protagonista, è una bambina di 8 anni, coi capelli neri neri e ricci, e gli occhi enormi con cui cerca di comunicare con il mondo che la circonda. È la piccola di casa, piccola di età e di fatto in una famiglia di fornai alti, biondi e con gli occhi azzurri. E nessuno in paese perde mai l’occasione di ricordarle che lei non è come loro. Evelina ha difficoltà a capire le parole degli adulti, e quando ha a che fare con situazioni che la mettono a disagio, scompare. Letteralmente. Puff.

Evelina non riesce nemmeno a giocare con gli altri bambini nella piazzetta del suo paese, i rumori troppo forti, le loro voci acute e le grida è come se le trapanassero la testa, e così rimane sempre in disparte, da sola. Angelica, una bambina bellissima dai capelli rossi, la tormenta per questo. La punzecchia di continuo. Urla il suo nome fino allo sfinimento. Ogni santo giorno. Finché una mattina Evelina esplode…

“EVELINA VIEN DAL MARE” è un viaggio alla scoperta di se stessi e della propria unicità. Una storia originale, una sorta di fiaba sulla presa di coscienza del proprio valore e sull’accettazione della singolarità di ciascuno di noi in una realtà che ci vuole tutti uguali, incasellati in schemi ben precisi, difficili da scardinare.